I partiti di opposizione del centrosinistra italiano hanno accumulato un patrimonio consistente di posizioni condivise negli ultimi quattro anni, secondo un'analisi ANSA dei disegni di legge, delle mozioni, delle risoluzioni e degli emendamenti presentati, anche se una manciata di questioni continua a dividerli.
Il lavoro e le politiche sociali sono il campo in cui l'accordo è più ampio. I partiti convergono su un salario minimo, partendo da una proposta di base di nove euro all'ora che potrebbe salire a dieci per tenere conto dell'inflazione, e sulla riduzione dell'orario di lavoro mantenendo invariata la retribuzione, un punto condiviso dal Partito Democratico (Pd), dal Movimento 5 Stelle (M5S) e da Avs. Il M5S aggiungerebbe il ripristino di un reddito di cittadinanza aggiornato, una proposta che dovrebbe incontrare poca resistenza da parte del Pd e di Avs. Italia Viva (Iv), che è aperta a un salario minimo purché non comporti tasse più elevate, preferirebbe vedere un meccanismo di sostegno alla povertà sulla falsariga del Rei.
Sulla sanità e sulla scuola, i partiti da Avs a Iv e Più Europa puntano ad aumentare la spesa sanitaria allineandola progressivamente alla media UE, rendere più uniforme l'offerta sul territorio nazionale e ridurre le liste d'attesa che spingono i cittadini verso il privato. Giuseppe Conte aggiunge una riforma delle modalità di nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie. Sulla scuola, gli obiettivi condivisi sono più risorse per l'istruzione pubblica e le università, asili nido gratuiti e un maggiore ricorso al tempo pieno.
Le proposte sulla cittadinanza differiscono senza divergere nettamente. Il Pd vuole combinare ius soli e ius scholae, mentre M5S, Avs e Iv si sono dichiarati favorevoli allo ius scholae. Più Europa, che ha promosso un referendum sull'argomento, vuole ridurre da dieci a cinque gli anni di residenza legale in Italia richiesti per richiedere la cittadinanza, che verrebbe poi trasmessa automaticamente ai figli minori.
Sull'economia, un pacchetto di misure unisce il più ampio centrosinistra e i centristi: una riforma fiscale orientata alla progressività, un regime di imposta sul reddito più favorevole per i giovani lavoratori come la start tax dei renziani, e una riforma strutturale delle pensioni costruita attorno alla progressività e a nuove forme di pensionamento flessibile. Avs ha proposto un'imposta sui patrimoni applicabile solo ai patrimoni superiori a cinque milioni di euro, un'idea che finora non ha preso piede sebbene una parte del Pd sia d'accordo; il M5S preferisce un'imposta sulle big tech e sugli extraprofitti delle grandi aziende.
La politica estera è il campo in cui emergono per prime le divisioni di lunga data. Il M5S e Avs sostengono che sia tempo di fermare le forniture di armi e perseguire interamente la via diplomatica, mentre il Pd, la cui posizione è molto dibattuta anche al proprio interno, ritiene che il sostegno non possa essere interrotto e che costituisca la base su cui costruire una pace giusta. Le posizioni di Pd, M5S e Avs sul riconoscimento dello Stato di Palestina e sulle sanzioni contro Israele si sono consolidate sempre più nel tempo, mentre i centristi hanno costantemente appoggiato la formula più equidistante dei "due popoli, due Stati". Sul fronte europeo e internazionale, il centrosinistra, pur mantenendo approcci diversi, ha recentemente trovato una sintesi nel chiedere un ripensamento radicale degli impegni NATO, nell'evitare nuovi aumenti della spesa per gli armamenti e in una revisione complessiva del Patto di stabilità.
Fonti: ANSA Politica.