Il calo dei ricavi dalle esportazioni di caffè ha spinto gli esportatori a sollecitare un intervento del governo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Fino a settembre, il Brasile ha incassato 952 milioni di dollari in meno del previsto dalle vendite di caffè, nonostante nel corso dell’anno il volume esportato sia aumentato. Il settore prevede un raccolto record nel 2026.
Le società esportatrici affermano che le carenze delle infrastrutture nazionali fanno aumentare i loro costi e riducono il valore che ricevono i produttori. Contestano inoltre la mancanza di chiarezza sugli effetti che la riforma fiscale avrà sul settore e dichiarano che l’incertezza sulle norme sta creando rischi legali.
Le società segnalano un aumento delle spese logistiche e avvertono che le tensioni internazionali potrebbero intensificare la pressione sul governo il prossimo anno. I ricavi dalle esportazioni di caffè sono diminuiti dell’8,6%, spingendo il settore a chiedere maggiore attenzione da parte dell’esecutivo.
Gustavo Melo, avvocato fiscalista e socio di Menndel & Melo Advocacia, che fornisce consulenza alle società, ha affermato che il governo deve garantire che la riforma fiscale non diventi un costo aggiuntivo per produttori ed esportatori. La riforma prevede agevolazioni fiscali per le esportazioni, ma le società temono che i ritardi nei rimborsi possano incidere sul loro capitale circolante.
Fonti: Folha Poder.