I sindacati della scuola italiani affermano di essere pronti a mobilitarsi contro i tagli al personale inclusi nel disegno di legge di bilancio. I loro segretari generali dovrebbero riunirsi nelle prossime ore per discutere una possibile azione congiunta e chiedere al governo di riconsiderare le misure.

I sindacati sostengono che il piano eliminerebbe quasi 7.000 posti a partire da settembre 2027, tra cui circa 5.000 posti per docenti e 2.000 ruoli tecnici e amministrativi. La segretaria di Cisl Scuola, Ivana Barbacci, ha definito i tagli inaccettabili e irresponsabili, soprattutto alla luce delle difficoltà dei giovani. Il coordinatore nazionale della Gilda, Vito Carlo Castellana, li ha descritti come l’ultimo episodio di una serie di arretramenti e ha anch’egli chiesto un cambio di direzione.

La segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi, ha affermato che le misure indebolirebbero ulteriormente la scuola pubblica, sostenendo che circa 14.000 posti siano già stati tagliati negli ultimi tre anni. Ha inoltre criticato l’aumento delle risorse destinate alle scuole private mentre l’istruzione pubblica deve affrontare riduzioni. La Flc Cgil chiede la stabilizzazione di oltre 300.000 lavoratori precari e un miglioramento delle retribuzioni, e ha già convocato uno sciopero con la CGIL per il 20 novembre.

Il segretario della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile, ha affermato che il calo delle nascite non dovrebbe essere utilizzato come motivo per ridurre il personale scolastico. A suo giudizio, un numero inferiore di alunni dovrebbe invece consentire di ridurre le dimensioni delle classi, migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la qualità dell’insegnamento. Ha affermato che i tagli previsti aggraverebbero le difficoltà di un sistema con oltre 200.000 lavoratori precari.

Le critiche dei sindacati arrivano mentre l’esame in Senato del decreto Scuola rischia di slittare di circa una settimana. La Commissione Cultura non ha completato i propri lavori: finora sono stati votati meno di 100 degli 825 emendamenti presentati, con le proposte dell’opposizione respinte fino a questo momento e altri emendamenti sottoposti a richieste di riformulazione.

Le votazioni dovrebbero proseguire per tutta la settimana. Il decreto include, tra le altre misure, un limite al numero di alunni stranieri nelle classi e il divieto di veli che coprono integralmente il volto. Deve essere convertito in legge entro il 29 novembre, compresa una seconda lettura alla Camera dei deputati. Se il calendario dovesse subire ulteriori ritardi, il provvedimento potrebbe arrivare in Senato senza una relazione della commissione, dopodiché il governo potrebbe porre la questione di fiducia.

Fonti: ANSA Politica.