A meno di sei mesi dalle elezioni presidenziali francesi del 2027, candidati, membri del governo e commentatori sono tutti colpiti da come le crisi della fine del decennio di Emmanuel Macron stiano soffocando il dibattito presidenziale. Il malessere sociale esploso all’inizio dell’autunno, alimentato da un movimento di studenti delle scuole superiori senza precedenti negli ultimi 20 anni, ha ulteriormente emarginato una competizione elettorale già considerata eccezionale perché l’estrema destra e la sinistra radicale hanno superato i partiti di governo. Il Rassemblement national e La France insoumise sono sostenuti dalla polarizzazione in atto, mentre l’incapacità del governo di rispondere alla rabbia lo ha collocato nella posizione di capro espiatorio.
La gravità del momento colloca meccanicamente Macron e i suoi ministri in prima linea nelle responsabilità, in un clima politico ed economico fortemente degradato in cui il bilancio del mandato di Macron è ampiamente condannato. Giovedì 5 novembre, l’esecutivo affronterà un’altra giornata di mobilitazione, questa volta indetta dall’intersindacale e incentrata sul costo della vita e sugli aumenti salariali. È previsto che una parte dei giovani si unisca alle marce, mentre i sindacati studenteschi e delle scuole superiori chiedono che i blocchi continuino.
Il piano dell’esecutivo per soddisfare le richieste degli studenti delle scuole superiori — su orientamento, sostituzione degli insegnanti assenti, precarietà studentesca, orari e edifici scolastici — non ha prodotto una via d’uscita dalla crisi. Domenica 1° novembre, l’entourage del presidente ha comunque accolto quello che ha descritto come un “ritorno all’ordine repubblicano”, definendolo “imperfetto” ma incomparabile con gli incidenti del 17 ottobre.
Fonti: Le Monde Politique.