I giornali di tutto il mondo hanno presentato la vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti come una grave battuta d’arresto per il presidente Donald Trump. La francese Libération l’ha descritta come un’“ondata blu”, mentre il britannico Daily Mail l’ha definita uno “tsunami blu”. Il Times of India indiano ha titolato: “Elezioni di metà mandato, una batosta per Trump”.
La copertura in Ucraina e in Russia ha evidenziato aspettative nettamente diverse. Il Kyiv Independent ha presentato il risultato come un possibile impulso per l’Ucraina, mentre la russa Rossiyskaya Gazeta, di proprietà statale, ha avvertito che l’ira di Trump potrebbe rivolgersi contro l’Europa. Il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov ha dichiarato che l’approccio del Partito Democratico nei confronti della Russia restava fortemente negativo, ma ha indicato che i risultati non avrebbero comportato grandi cambiamenti nella politica estera russa.
In Medio Oriente, il Tehran Times ha collegato la sconfitta dei Repubblicani alla decisione di Trump di attaccare l’Iran all’inizio di quest’anno. La sua copertura ha richiamato l’attenzione sulla guerra prolungata, sull’aumento dei prezzi del petrolio e sulle difficoltà legate al costo della vita negli Stati Uniti. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Ghalibaf, ha scritto su X che gli americani avevano respinto la guerra e ha messo in guardia dal trascurare quel messaggio.
I media israeliani si sono concentrati su ciò che la vittoria dei Democratici potrebbe significare per il sostegno degli Stati Uniti a Israele e per la guerra a Gaza. La copertura ha messo in evidenza la vittoria di Abdul El-Sayed nella corsa al Senato in Michigan e la sua opposizione ai finanziamenti statunitensi a Israele. Anche le figure dell’opposizione israeliana Yair Golan e Yair Lapid hanno sostenuto che i risultati statunitensi si riflettevano negativamente sul primo ministro Benjamin Netanyahu, la cui coalizione ha perso la maggioranza parlamentare alle elezioni israeliane del 27 ottobre.
Altri Paesi vicini hanno descritto i risultati come una censura nei confronti di Trump. Il Toronto Star canadese li ha definiti una “censura”, mentre El Universal, in Messico, li ha descritti come una battuta d’arresto per il presidente.
Diversi leader stranieri hanno commentato l’esito, mentre altri hanno considerato le elezioni di metà mandato una questione interna degli Stati Uniti. Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha dichiarato che gli elettori americani avevano respinto politiche che associava all’impoverimento, all’odio e alla negazione del cambiamento climatico. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha affermato che il voto potrebbe inaugurare una nuova era nelle relazioni internazionali e ha espresso la speranza di legami bilaterali più stretti.
Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius si è congratulato con I Democratici per quella che ha definito una vittoria storica, aggiungendo che la Germania avrebbe continuato a collaborare con l’amministrazione statunitense e a dialogare con entrambi i partiti. Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Stoere ha descritto il risultato come un forte segnale di un cambiamento di orientamento tra gli elettori statunitensi. Anche il sindaco di Londra Sadiq Khan si è congratulato con i Democratici, ma il primo ministro britannico Andy Burnham non ha rilasciato commenti nell’immediato.
Il ministero degli Esteri cinese ha affermato che le elezioni erano una questione interna degli Stati Uniti e ha dichiarato la propria disponibilità a continuare a comunicare e a cooperare con Washington. Il portavoce del governo giapponese Minoru Kihara ha affermato che l’alleanza con gli Stati Uniti restava essenziale per la stabilità globale, a prescindere dal risultato delle elezioni di metà mandato.
Fonti: NPR Politics.