Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca si fondava sulle promesse di ripristinare la prosperità, ridurre il costo della vita e tenere gli Stati Uniti fuori da guerre lontane. Ma i risultati descritti in una rubrica di Marcos Augusto Gonçalves sono andati nella direzione opposta, contribuendo alle pesanti sconfitte dei repubblicani alle elezioni di metà mandato.

I Repubblicani hanno perso il controllo sia della Camera sia del Senato, sono stati sconfitti in Stati tradizionalmente conservatori e hanno visto perdere candidati sostenuti da Trump. La rubrica collega questi risultati alla frustrazione degli elettori per l’economia, in particolare per il costo della vita. Afferma che le misure tariffarie mutevoli di Trump hanno fatto aumentare il costo dei beni importati e dei materiali utilizzati dalle imprese statunitensi, anziché garantire il sollievo promesso.

Secondo la rubrica, anche la politica estera ha indebolito il messaggio «America First» di Trump. Aveva promesso di porre rapidamente fine alle guerre in Ucraina e a Gaza, ma gli Stati Uniti sono stati coinvolti, al fianco di Israele, in un conflitto con l’Iran. Le conseguenti interruzioni del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta strategica per il petrolio mondiale, hanno fatto aumentare i prezzi dei carburanti e aggravato i costi di trasporto e altri costi.

I sondaggi condotti martedì 3 novembre hanno indicato quanto i prezzi fossero centrali per gli elettori: secondo quanto riferisce la rubrica, quasi nove intervistati su dieci consideravano il costo della vita un fattore importante o decisivo nel loro voto, e due terzi ritenevano Trump responsabile dei prezzi elevati.

Gonçalves indica inoltre l’opposizione all’approccio politico di Trump, descrivendo il suo governo come caratterizzato da scontri continui, contestazioni dei limiti al potere presidenziale e intimidazioni nei confronti degli immigrati. L’articolo cita l’elezione della democratica Keisha Lance Bottoms come prima governatrice nera della Georgia e di Abdul El-Sayed come primo senatore musulmano del Michigan, ricordando che New York aveva già eletto Zohran Mamdani sindaco. Presenta questi risultati come un contrasto con la retorica escludente di Trump, non come prova che gli elettori abbiano abbracciato una nuova agenda democratica.

La rubrica conclude che il sentimento anti-Trump ha contribuito alla sconfitta repubblicana e afferma che l’esito avrà conseguenze negli Stati Uniti e all’estero. A suo avviso, Trump resta il presidente della nazione più potente del mondo, ma le sconfitte hanno indebolito la sua posizione di leader sostenuto dal consenso popolare.

Fonti: Folha Poder.