Il dibattito tra i leader dei partiti del centro-sinistra italiano si è acceso ancora prima che i tavoli tematici su un programma comune si riunissero. Dopo che Giuseppe Conte ha posto condizioni rigide all'ingresso di Matteo Renzi nella coalizione, il leader di Italia Viva ha alzato la voce in risposta, puntando il dito su quella che ha definito la "fastidiosa polemica" del Movimento 5 Stelle.
Renzi ha respinto qualsiasi suggerimento che si affiderebbe agli alleati per un seggio parlamentare. "Non sarò candidato nella lista della maggioranza, per mia scelta. Se torno in Parlamento, lo farò con i miei voti, non con il piccolo aiuto dei 5 Stelle o del PD", ha detto, aggiungendo di essere stato eletto senza interruzioni per più di vent'anni prendendo voti anziché "elemosinando passaggi".
Il nodo centrale restano le primarie, dalle regole a chi vi partecipa. Il PD preferirebbe, secondo quanto riportato, una sfida a due oppure, in alternativa, un ballottaggio, mentre il Movimento 5 Stelle favorisce una competizione più ampia a turno unico. Circolano già diversi possibili candidati: accanto a Conte ed Elly Schlein, i nomi menzionati includono Alessandro Onorato di Progetto Civico, Franco Gabrielli per Più Uno, un rappresentante di Alleanza Verdi Sinistra, Riccardo Magi per Più Europa e una figura di riferimento per Italia Viva. Se quella figura possa essere Renzi stesso, descritto come una possibile provocazione estrema a Conte, non è confermato dal suo quartier generale.
Per Alleanza Verdi Sinistra, l'idea di schierare la storica Michela Ponzani — recentemente coinvolta in un duro scambio con Ignazio La Russa sul "giovedì nero" di Milano — è stata immediatamente stroncata. Ponzani lo ha negato "categoricamente" su Instagram, scrivendo che non è interessata a partecipare alle primarie del centro-sinistra e che nessuno glielo ha chiesto, e che si limita al suo lavoro di storica; chiunque voglia contestare ciò che scrive o dice dovrebbe farlo con le fonti.
I leader devono ora scegliere una data per avviare i tavoli tematici sul programma, probabilmente entro la settimana, con un'ipotesi che indica un giorno tra martedì e mercoledì. I parlamentari progressisti sarebbero quasi certi che il lavoro comincerà dal tema del lavoro, una delle aree di maggiore convergenza tra i partiti. A tal fine, la seduta di mercoledì della competente commissione della Camera, dove riprende il lavoro sul salario minimo, potrebbe rivelarsi tempestiva: l'ipotesi della grande alleanza è di portare la proposta iniziale di nove euro l'ora a dieci, in linea con l'inflazione.
Igor Taruffi, responsabile organizzazione del PD, ha espresso un tono ottimista. "Non partiamo da zero", ha detto, spiegando che i partiti costruiranno su disegni di legge e risoluzioni condivise prodotte in Parlamento negli ultimi anni, riguardanti il lavoro, la difesa della sanità pubblica e della scuola, con un disegno di legge sull'energia atteso a breve. Sull'Ucraina, il tema più divisivo, Taruffi ha sostenuto che le posizioni "non sono così inconciliabili" e che, pur potendo servire più giorni, non è preoccupato.
Fonti: ANSA Politica.