I Democratici puntano a ottenere risultati alle elezioni di metà mandato del 3 novembre, con i sondaggi più recenti che li favoriscono nella lotta per il controllo della Camera dei Rappresentanti. La soglia decisiva è di 218 seggi. Brooke Butler, direttrice politica del Democratic Congressional Campaign Committee (DCCC), ha dichiarato che il partito potrebbe conquistare fino a 240 seggi, ponendo fine alla risicata maggioranza dei Repubblicani.

Il DCCC sta indirizzando il proprio sostegno a più di 40 candidati in corsa in collegi che Trump ha vinto con almeno 16 punti percentuali di vantaggio nel 2024. Il programma «Red to Blue» mette a disposizione di quelle campagne personale e finanziamenti. Il National Republican Congressional Committee ha criticato l’iniziativa, sostenendo che i Democratici stiano disperdendo troppo le proprie risorse.

Da mesi i sondaggi favoriscono i Democratici. Il partito potrebbe ottenere una risicata maggioranza alla Camera anche senza conquistare nessuno dei pochi collegi in cui i rilevamenti non mostrano un chiaro vantaggio, a condizione che alcuni collegi attualmente orientati verso i Democratici non passino ai Repubblicani.

La situazione al Senato è meno semplice. Quest’anno si vota per 35 dei 100 seggi della camera: 13 attualmente detenuti dai Democratici e 22 dai Repubblicani. Gli analisti dei sondaggi considerano nove Stati saldamente democratici e 12 saldamente repubblicani, perciò la competizione si concentra negli Stati rimanenti, soprattutto in quelli dove la corsa è serrata. I Democratici hanno inoltre visto aumentare le potenziali opportunità in Stati che Trump aveva vinto nettamente alle presidenziali di due anni fa, sebbene una maggioranza al Senato sia tutt’altro che assicurata.

Anche le previsioni degli utenti di Polymarket indicano possibili guadagni per i Democratici, ma riflettono le opinioni delle persone che usano la piattaforma di scommesse, anziché i risultati dei sondaggi tradizionali. In quattro sfide per il Senato seguite con particolare attenzione, gli utenti della piattaforma favoriscono il democratico Sherrod Brown in Ohio con quasi il 90 per cento, il candidato democratico in Michigan con oltre due terzi e il democratico in Alaska con circa tre quarti. Il divario più ridotto nelle previsioni si registra nel Maine, dove la senatrice repubblicana Susan Collins ha ridotto le distanze dal suo sfidante democratico, Troy Jackson.

Gli indici di gradimento di Trump sono un’altra fonte di preoccupazione per i Repubblicani. Poco più del 37 per cento degli americani intervistati approva il suo operato, mentre il 60 per cento lo disapprova. Il suo indice di gradimento è più basso che in qualsiasi altro momento del suo secondo mandato e inferiore a circa il 40 per cento registrato durante il suo primo mandato.

Trump ha sostenuto candidati nelle primarie e intende fare intensamente campagna elettorale nelle prossime settimane. Ha esortato i suoi sostenitori a votare come se fosse lui stesso sulla scheda elettorale e ha promesso che, se i Repubblicani manterranno il controllo di entrambe le camere, il governo verserà 5.000 dollari a ogni adulto americano.

Alcuni Repubblicani in Stati in bilico hanno cercato di prendere le distanze dal presidente. Collins, che rappresenta il Maine al Senato da quasi 30 anni e si presenta come una moderata, è impegnata in una corsa serrata. A volte ha votato contro il suo partito, ma raramente ha ostacolato l’agenda di Trump. A settembre ha anche disertato una convention del partito in Texas, a quanto riferito per impegni già in programma.

Sono in palio anche le cariche di governatore, con elezioni previste in 36 Stati. Attualmente i Repubblicani detengono 26 governatorati e i Democratici 24. Le sfide più serrate si concentrano in una manciata di Stati. I Repubblicani vedono un’opportunità di conquistare il governatorato del Kansas, mentre i Democratici puntano a strappare ai Repubblicani le cariche in Arkansas, Georgia, Iowa, Nevada e Ohio. I Repubblicani devono inoltre affrontare difficoltà nel difendere i governatorati di Florida, Nebraska e Texas, nonostante la forte inclinazione repubblicana di questi Stati.

Fonti: FAZ.