L’influencer francese Osmose, il cui account Instagram conta circa 44.200 follower, è stata presa in custodia dalla polizia il 22 ottobre in seguito a una segnalazione presentata tramite la piattaforma Pharos riguardo a uno dei suoi post. La Procura di Vesoul ha confermato l’apertura di un’indagine per presunta «istigazione pubblica, non seguita da effetto, a commettere un crimine o un reato». Il procuratore ha rifiutato di commentare ulteriormente il caso in corso.
Secondo Le Monde, che ha dichiarato di aver visionato la pubblicazione, il post, pubblicato il 20 ottobre e non più accessibile sull’account di Osmose, elencava gli indirizzi di quelli che definiva obiettivi — tra cui dirigenti d’azienda, organi di informazione e sedi aziendali — da «prendere di mira e distruggere» durante la mobilitazione del 24 ottobre.
Osmose ha detto al quotidiano di non aver scritto il post, pur riconoscendo che era apparso sul suo account. Ha rifiutato di rivelare la propria identità e ha criticato quello che ha descritto come un intenso clima di repressione.
Il caso segue il procedimento che ha coinvolto un’altra creatrice di contenuti, Manon Delcourt, che conta 149.000 follower su Instagram. In una dichiarazione condivisa con Le Monde e successivamente pubblicata sul suo account, la sua avvocata, Sonia Boundaoui, ha detto che Delcourt era stata arrestata all’aeroporto di Orly il 22 ottobre. L’accusa iniziale citata dall’avvocata era di istigazione diretta a commettere un atto terroristico tramite un servizio di comunicazione pubblica online, in seguito a una segnalazione presentata a Pharos il 16 ottobre riguardante tre post su X.
Delcourt ha poi comunicato ai suoi follower, in una storia su Instagram, di essere stata rilasciata dopo 26 ore di custodia. Entrambe le creatrici sono ora sottoposte a indagini.
Fonti: Le Monde Politique.