L’amministrazione Trump ha chiesto lunedì alla Corte Suprema di ordinare alla California di accantonare 20.000 schede elettorali inviate per posta che, sostiene, sarebbero state fornite a persone non cittadine.

L’istanza d’emergenza è stata presentata dopo una decisione divisa di una corte d’appello federale, che ha respinto la richiesta dell’amministrazione secondo cui le autorità californiane avrebbero dovuto sequestrare le schede per sottoporle a un controllo supplementare. Gli avvocati dell’amministrazione hanno descritto l’azione proposta come un rimedio limitato, che separerebbe le schede dei cittadini da quelle delle persone sospettate di non essere cittadine mentre viene verificata l’idoneità.

Il Solicitor General D. John Sauer ha sostenuto che la misura non annullerebbe alcun voto, ma darebbe alle autorità il tempo di verificare l’idoneità degli elettori coinvolti. Il Dipartimento di Giustizia afferma di avere l’autorità prevista da una legge federale che vieta alle persone non cittadine di votare.

Il caso chiede alla Corte Suprema di esaminare quanto potere abbia il governo federale per imporre agli Stati di apportare modifiche dell’ultimo minuto alle procedure elettorali. La Costituzione attribuisce agli Stati la responsabilità dell’amministrazione delle elezioni.

Il ricorso è stato presentato un giorno prima delle elezioni di metà mandato, una tempistica che potrebbe rinviare la decisione a dopo l’Election Day. Gli esperti di diritto hanno espresso scetticismo riguardo alle argomentazioni dell’amministrazione. Le autorità californiane hanno affermato che l’elenco degli elettori fornito dall’amministrazione contiene errori.

La contestazione fa parte di uno sforzo più ampio dell’amministrazione volto a sostenere che il voto dei non cittadini potrebbe influenzare le elezioni. Il rapporto originale osservava che esistono poche prove di un voto illegale diffuso, mentre il presidente Trump ha continuato a mettere in discussione la validità del voto.

Fonti: The New York Times Politics.