Jorge Chastalo Filho, ex agente della Polizia federale che ha accompagnato Luiz Inácio Lula da Silva durante la sua detenzione a Curitiba, racconta questa esperienza in “Banho de Sol: os 580 dias da prisão de Lula”. Pubblicato da WMF Martins Fontes, il libro di 592 pagine è strutturato cronologicamente, come un diario. Secondo l’editore, la pubblicazione è stata rinviata a dopo le elezioni presidenziali brasiliane affinché non venisse utilizzata come strumento politico o elettorale.

Chastalo scrive che durante il volo in elicottero che trasportava Lula dall’aeroporto Afonso Pena alla sede della Polizia federale, dove l’allora ex presidente arrivò dopo essere stato arrestato nell’aprile 2018, si udirono commenti ostili. Il comandante dell’aeromobile disse a chi parlava di rispettare il suo lavoro e di limitare le comunicazioni radio alle informazioni essenziali. Anche un controllore del traffico aereo ricordò loro che le comunicazioni radio venivano registrate.

L’agente racconta che i preparativi per l’arrivo di Lula durarono tre giorni, anche se inizialmente il personale non credeva che sarebbe stato davvero incarcerato. Furono elaborati quattro piani, ma Chastalo non spiega quale venne attuato né perché gli altri furono scartati. Ricorda che Lula arrivò in silenzio e con un’aria abbattuta, e dice di essersi sentito a disagio per la situazione.

La cella di Lula conteneva un letto singolo, un tavolino, una sedia e un vecchio armadio. Le due finestre con sbarre avevano aperture larghe non più di dieci centimetri. Alcuni effetti personali, tra cui un rasoio e un tagliaunghie, venivano tenuti da parte e consegnati solo su richiesta. Chastalo dice di aver ordinato del cibo da un ristorante vicino il secondo giorno di Lula, in parte perché temeva che qualcuno potesse tentare di avvelenare il pasto servito nella struttura.

La prima volta che Lula uscì all’aperto fu il quarto giorno, in un’area recintata usata per fumare o per gli incontri all’aperto. Si lamentò dello spazio e lo paragonò a una gabbia. Il libro racconta anche le richieste di una palla per giocare con il nipote Arthur e le visite durante le quali i due disegnavano insieme. Arthur morì nell’aprile 2019, all’età di sette anni. Secondo il racconto, a Lula fu permesso di lasciare la cella solo due volte: per dare l’ultimo saluto al bambino e per partecipare a un’udienza a Curitiba. Non gli fu permesso di partecipare al funerale del fratello Vavá, morto tre mesi prima.

Chastalo dice che le sue conversazioni con Lula riguardavano perlopiù la politica. Ricorda che Lula parlò dell’Operazione Lava Jato e di Marina Silva, dicendo che gli piacevano l’ex senatrice e ministra, ma che riteneva fosse diventata “troppo pia”. In seguito, durante la campagna elettorale del 2022, Lula e Silva si avvicinarono e lei tornò a ricoprire l’incarico di ministra dell’Ambiente nel suo governo.

L’agente racconta anche la reazione di Lula quando seppe che il suo passaporto era stato rubato. Chastalo dice di aver consigliato a un collaboratore di non dirglielo, ma Lula lo venne a sapere da un gruppo di senatori in visita alla struttura. Il libro riporta la battuta di Lula secondo cui alcuni adulti si comportano come bambini: mostrano i buoni voti a scuola, ma quando i voti sono scarsi sostengono di non aver mai ricevuto la pagella.

Il curatore del libro, il giornalista Lino Bocchini, dice che Chastalo iniziò a scrivere prima che Lula raggiungesse la sua cella. Il manoscritto originale era quasi il doppio della versione pubblicata ed è stato curato per eliminare il materiale che l’autore considerava irrilevante e rendere la terminologia della polizia più accessibile ai lettori comuni.

Fonti: Folha Poder.