I disordini sociali in Francia continuano a crescere, con un movimento iniziato a metà settembre tra gli studenti della regione parigina che ora raccoglie il sostegno dei lavoratori colpiti dall’aumento del costo della vita. Le manifestazioni svoltesi in tutto il Paese il 31 ottobre hanno portato in piazza tra 320.000 e 500.000 persone, secondo le cifre citate nella fonte.
I sindacati e le organizzazioni giovanili hanno indetto un’altra giornata di mobilitazione per il 5 novembre. La CGT ha esortato i lavoratori ad ampliare il movimento di sciopero, mentre all’inizio della settimana sono attesi blocchi nelle scuole.
Il governo deve affrontare seri vincoli nel rispondere alle proteste. Non dispone di una maggioranza nell’Assemblea Nazionale, ha margini di bilancio ridotti e una capacità limitata di diminuire la dipendenza della Francia dagli idrocarburi. Le misure già annunciate, tra cui modifiche a Parcoursup, la piattaforma automatizzata utilizzata per le candidature all’istruzione superiore, non hanno finora prodotto effetti visibili sulla mobilitazione.
I colloqui tra il ministro del Lavoro Jean-Pierre Farandou e le parti sociali potrebbero portare ad annunci sul salario minimo, ma è improbabile che tali misure soddisfino le aspettative espresse dalle organizzazioni dei lavoratori.
A meno di sei mesi dal primo turno delle elezioni presidenziali, diversi candidati ufficiali hanno presentato proposte sui salari e sull’istruzione. Jean-Luc Mélenchon sostiene le richieste delle organizzazioni studentesche e delle scuole superiori, tra cui l’abolizione di Parcoursup. Tuttavia, la proposta non include ancora un’alternativa sufficientemente dettagliata per gestire una situazione in cui l’offerta di posti universitari potrebbe essere di gran lunga inferiore alla domanda. Restano inoltre poco chiari il finanziamento e i tempi previsti per il suo impegno a creare 250.000 posti universitari.
Raphaël Glucksmann ha presentato un piano per porre fine alla crisi alla fine di ottobre. Il piano prevede borse di studio più elevate e l’abolizione di Parcoursup, con un dibattito nazionale proposto sulle questioni giovanili per elaborare un sistema sostitutivo. Il piano non fornisce dettagli precisi sui finanziamenti ed è improbabile che convinca i giovani coinvolti nelle proteste.
A destra e all’estrema destra, la risposta è stata più limitata. Marine Le Pen, candidata del Rassemblement national, cerca di presentare il suo partito come una forza dell’ordine, ma non ha offerto una risposta politica significativa alla crisi giovanile. Édouard Philippe e Bruno Retailleau si sono concentrati invece sulla condanna della violenza, sull’annuncio di misure di sicurezza e sulla questione dell’immigrazione, posizioni che si sovrappongono a quelle del Rassemblement National.
Il prossimo presidente entrerà in carica nel maggio 2027 in un Paese descritto come esausto e arrabbiato, e dovrà affrontare la sfida di trovare una via d’uscita dalla crisi in condizioni economiche molto difficili. La mobilitazione continua ha aumentato la pressione su tutte le forze politiche affinché forniscano una risposta concreta.
Fonti: Le Monde Politique.