L’amministrazione Trump ha subito una serie di sconfitte in tribunale nel tentativo di intervenire nelle elezioni gestite dagli Stati, con la Corte Suprema che ha respinto una richiesta d’urgenza alla vigilia dell’Election Day. I casi facevano parte di un più ampio tentativo di modificare le modalità con cui gli Stati organizzano il voto, innescato dalle affermazioni del presidente Trump secondo cui le elezioni di metà mandato avrebbero potuto essere condizionate da frodi elettorali. Secondo la fonte, ci sono poche prove di problemi diffusi.
Lunedì l’amministrazione ha chiesto alla Corte Suprema di imporre alla California di accantonare 20.000 schede elettorali inviate per posta che, secondo alcuni funzionari, erano state fornite a non cittadini. I giudici hanno respinto la richiesta nel giro di poche ore e non hanno chiesto alle parti avverse di presentare memorie.
La decisione è arrivata dopo un altro rifiuto della Corte Suprema, alcune settimane prima, quando i giudici avevano respinto il piano dell’amministrazione di affidare al servizio postale degli Stati Uniti il controllo delle schede elettorali inviate per posta. La proposta avrebbe modificato il modo in cui gli americani votano per posta.
Nelle ultime 24 ore prima dell’Election Day, anche giudici federali hanno bloccato altre iniziative dell’amministrazione. Tra queste figuravano un tentativo di centralizzare i dati sugli elettori aventi diritto e una richiesta di fornire alla California dati federali che, secondo i funzionari, identificavano i non cittadini nelle liste elettorali dello Stato.
L’amministrazione sta ancora presentando appelli in diversi casi. I suoi tentativi potrebbero inoltre aver contribuito ai dubbi e alla confusione degli elettori sulla validità delle elezioni, nonostante le battute d’arresto legali.
Fonti: The New York Times Politics.