Gli allarmi sulle finanze pubbliche francesi si concentrano spesso su un rapporto debito pubblico/PIL superiore al 100%. L’economista Philippe Brossard sostiene però che considerare soltanto le passività significa ignorare il valore delle attività detenute dal settore pubblico. In un articolo per Le Monde, afferma che alla fine del 2025 il settore pubblico francese disponeva di attività nette per 750 miliardi di euro, pari al 25% del PIL.

Il calcolo confronta le attività con i debiti. Secondo i dati citati da Brossard, le passività del settore pubblico ammontavano a 3.913 miliardi di euro, equivalenti al 131% del PIL. Questo valore è superiore a quello del debito pubblico secondo la definizione di Maastricht, che collocava il rapporto al 116% del PIL, perché le metodologie sono diverse.

Le attività del settore pubblico ammontavano a 1.700 miliardi di euro in attività finanziarie e 2.900 miliardi di euro in attività non finanziarie, superando il debito lordo. Brossard segnala anche che gli enti previdenziali avevano una posizione netta positiva di 127 miliardi di euro.

L’articolo confronta questo approccio con quello utilizzato per valutare le imprese non finanziarie. Alla fine del 2025 il loro debito superava i 6.000 miliardi di euro, ma le loro attività raggiungevano i 22.000 miliardi di euro. Tenendo conto delle passività, la loro posizione netta era positiva per 4.000 miliardi di euro, pari al 136% del PIL.

Brossard osserva che la Banque de France e la Caisse des dépôts et consignations sono considerate intermediari finanziari, anziché figurare direttamente nei conti del settore pubblico. Il valore delle loro attività è comunque registrato nel bilancio dello Stato. In particolare, i titoli di Stato detenuti dalla Banque de France sono contabilizzati come attività finanziarie pubbliche, mentre gli stessi titoli restano una passività dello Stato; nel calcolo consolidato delle attività pubbliche nette si annullano a vicenda.

Fonti: Le Monde Politique.