Le divisioni dei Democratici su Israele sono riemerse negli ultimi giorni della seguita corsa al Senato in Michigan, dopo che la deputata Haley Stevens ha ritirato il suo appoggio al vincitore delle primarie, il dottor Abdul El-Sayed, e ha sostenuto il candidato repubblicano Mike Rogers, ex membro del Congresso. Stevens ha citato, tra le altre questioni, le dichiarazioni di El-Sayed su Israele.
La decisione, presa nel fine settimana precedente alle elezioni, ha sorpreso e sgomentato i colleghi Democratici. Ha inoltre messo in evidenza una disputa che dovrebbe proseguire con l’insediamento del nuovo Congresso e l’avvicinarsi delle primarie presidenziali aperte del 2028.
Dal principio della guerra a Gaza, i legislatori e i candidati Democratici sono diventati più critici nei confronti del governo israeliano, rispecchiando un cambiamento più ampio dell’opinione tra gli elettori del partito. Un sondaggio del New York Times/Siena di maggio ha rilevato che tre quarti degli elettori Democratici si opponevano al sostegno economico o militare degli Stati Uniti a Israele.
Questo cambiamento ha inquietato altri Democratici, che mettono in guardia dal prendere eccessivamente le distanze da un alleato stretto e affermano che le critiche a Israele sono talvolta sfociate nell’antisemitismo. Il partito sperava di accantonare il dibattito in vista delle elezioni di martedì, ma la corsa in Michigan lo ha riportato al centro dell’attenzione.
Brad Lander, un Democratico ebreo di New York che quest’anno ha vinto le primarie per la Camera e ha fatto campagna per El-Sayed, ha definito le questioni angoscianti. Lander ha accusato il governo israeliano di genocidio a Gaza e ha affermato che è probabile che il dilemma del partito continui.
Fonti: The New York Times Politics.