Il Brasile è uscito dalle elezioni presidenziali diviso quanto lo era prima, scrive la commentatrice Maria Hermínia Tavares. La persistenza di questa divisione dipenderà in parte dal futuro dell’estrema destra e dalle azioni del governo e delle forze democratiche volte a tutelare la normalità politica.
La portata della vittoria del presidente Lula non cambia il fatto che circa 60 milioni di elettori abbiano sostenuto un candidato dalla retorica estremista, osserva Tavares. Secondo lei, è troppo presto per sapere se il bolsonarismo manterrà il nome che lo identifica dopo la sua seconda sconfitta, oppure se nuovi leader lo trasformeranno e manterranno unita la destra nel suo complesso in vista delle future elezioni presidenziali.
La polarizzazione politica era evidente già prima del ballottaggio, sostiene la commentatrice, con le preferenze degli elettori già concentrate intorno a due schieramenti ideologicamente distanti. A suo avviso, la campagna ha acuito queste divisioni, soprattutto quando l’estrema destra ha fatto leva su paure e risentimenti, spingendo il suo avversario a mobilitare gli elettori contro la prospettiva di un ritorno del bolsonarismo alla presidenza.
I sondaggi preelettorali di Quaest e Ideia citati da Tavares hanno rilevato che il 12% degli intervistati si identificava con il bolsonarismo. Tra il 21% e il 26% si definiva conservatore non bolsonarista, mentre il 32% nel sondaggio di Quaest e il 28% in quello di Ideia si identificava come indipendente. Circa un terzo si considerava parte della sinistra pro-PT o non-PT.
Tavares richiama inoltre i sondaggi su temi come l’abolizione della settimana lavorativa 6x1, sostenendo che questi possano attirare consensi tra diversi schieramenti politici e creare opportunità di accordo al di là della polarizzazione legata alle elezioni.
Il movimento potrebbe ridimensionarsi se i leader da cui prende il nome perdessero influenza, scrive, ma questo esito non è garantito. Saranno importanti le scelte dei leader di destra, compresa la decisione di evitare di sostenere figure ostili alla democrazia. Contarà anche la capacità di Lula di sviluppare politiche che vadano a beneficio della maggioranza e siano compatibili con il bilancio, comunicare con chi non ha votato per lui e comprendere le loro preoccupazioni.
Fonti: Folha Poder.
