L’Unione europea sta ridefinendo il proprio approccio alla sovranità digitale. Il pacchetto sulla sovranità della Commissione europea, presentato a giugno, combina una strategia per l’open source con due iniziative legislative: il Chips Act 2 e il Cloud and AI Development Act, noto come CADA.

Il CADA intende sostenere la costruzione di centri dati semplificando le autorizzazioni e gli investimenti. La Commissione vuole triplicare la capacità di calcolo dell’UE entro il 2035, rafforzando la sua posizione nel cloud computing e nell’intelligenza artificiale. Tuttavia, la proposta non limita chi può costruire i centri dati. I critici sostengono che ciò potrebbe rafforzare la posizione delle aziende tecnologiche statunitensi già affermate, invece di creare alternative più solide in Europa. La legislazione è ancora oggetto di negoziati tra gli Stati membri e il Parlamento europeo.

L’UE ha inoltre riconsiderato le proprie ambizioni nel campo dell’IA avanzata. Le gigafactory dell’IA, annunciate nel febbraio 2025, erano state progettate per fornire la capacità di calcolo necessaria allo sviluppo di modelli di frontiera altamente capaci. Tuttavia, Jim Hagemann Snabe, consigliere speciale della Commissione per l’IA industriale, ha sostenuto che l’Europa dovrebbe dedicare meno impegno alla competizione diretta con gli Stati Uniti e la Cina nello sviluppo di questi modelli.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha successivamente avallato questa direzione. Nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 16 settembre, ha affermato che l’Europa aveva bisogno di una propria capacità di calcolo, in particolare per la sicurezza nazionale, ma non necessariamente di sviluppare da sola i modelli più avanzati. Ha invece sostenuto che l’UE dovrebbe concentrarsi sull’applicazione dell’IA nell’industria, nell’economia e nella società, utilizzando dati di alta qualità per creare modelli industriali personalizzati.

I servizi cloud rimangono un altro elemento centrale del dibattito sulla sovranità. Secondo uno studio commissionato dal Parlamento europeo, AWS, Microsoft Azure e Google Cloud controllano insieme circa il 70 per cento del mercato dell’UE, mentre i fornitori europei rappresentano il 13 per cento. La Commissione considera gli appalti pubblici uno strumento per aumentare la domanda di servizi cloud europei.

Dopo aver elaborato otto criteri di sovranità per la propria gara relativa ai servizi cloud, la Commissione ha incaricato ad aprile quattro consorzi composti principalmente da fornitori europei. Il CADA istituirebbe una classificazione su quattro livelli per i cloud sovrani, con requisiti riguardanti aspetti quali l’ubicazione dei dati e il controllo dell’infrastruttura. Il livello più basso si applicherebbe ai dati meno sensibili, mentre il livello più alto escluderebbe del tutto i fornitori esterni all’Europa.

Ciononostante, i grandi fornitori cloud statunitensi potrebbero potenzialmente qualificarsi per il terzo livello attraverso accordi quali joint venture o il riconoscimento di alcuni Paesi come partner affidabili. La Commissione stima che i primi tre livelli coprirebbero il 99 per cento dei casi d’uso del cloud nel settore pubblico. Gli Stati membri e le autorità pubbliche deciderebbero comunque quale livello di sovranità richiedere, il che significa che l’impatto del sistema dipenderà in larga misura dalle decisioni nazionali sugli appalti e dall’esito dei negoziati legislativi.

La Commissione sta inoltre preparando un’ulteriore misura normativa. A novembre dovrebbe designare AWS e Azure come gatekeeper ai sensi del Digital Markets Act. La Commissione aveva già raggiunto, prima dell’estate, una valutazione preliminare secondo cui entrambe le aziende avrebbero potuto soddisfare i criteri pertinenti. I fornitori cloud europei sperano che la designazione migliori le condizioni di concorrenza, anche se resta incerto quanto efficacemente il DMA possa regolamentare il mercato del cloud.

L’open source è un’altra componente della strategia dell’UE per la sovranità. Thibaut Kleiner, alto funzionario della Commissione responsabile delle reti del futuro e del cloud computing, ha affermato che l’Europa disponeva di poche alternative se voleva colmare il divario con altre regioni, considerati i costi di una partenza da zero. Ha indicato l’ecosistema europeo di open source già esistente e la necessità di un maggiore coordinamento per creare un mercato unico funzionante.

La strategia della Commissione per l’open source è stata accolta favorevolmente dalla comunità, soprattutto perché attribuisce all’open source un ruolo formale nella politica digitale dell’UE. La principale critica riguarda l’assenza di requisiti vincolanti. Cinque Paesi—Germania, Francia, Paesi Bassi, Italia e Lussemburgo—partecipano a un Consorzio europeo per un’infrastruttura digitale incentrato sull’importanza dell’open source per la sovranità digitale. Resta da stabilire se questa posizione sarà riflessa nelle norme definitive del CADA.

Fonti: netzpolitik.org.