Il teatro Landungsbrücken di Francoforte presenta “Oder Wie Gewalt”, un collage teatrale sulla cosiddetta “violenza dei media”. Il termine non si riferisce alla rappresentazione grafica della violenza nei media, bensì al potere esercitato dai media stessi: un’idea collegata al sottotitolo del romanzo di Heinrich Böll “L’onore perduto di Katharina Blum”: “ovvero: come nasce la violenza e dove può condurre”.
Lo spettacolo inizia con tre interpreti che si presentano come membri di un immaginario “Bürger*innenensemble Brandungslücken”. Jochen Döring, Randi Rettel e Sam Michelson accompagnano gli spettatori attraverso la piccola sala del teatro, coinvolgendoli nell’azione mentre indicano le lacune dello spazio e menzionano ripetutamente un contributo mensile di 25 euro. Il dispositivo avvicina fisicamente il pubblico, anche se lo spettacolo non esamina pienamente il ruolo degli spettatori nel consumo dei media.
Creato dalla Blasted Productions, guidata da Felix Bieske e Linus Koenig, il lavoro sembra essere stato concepito come un adattamento del romanzo di Böll. Al suo posto, Nora Kühnlein interpreta Katrin Blume, e non Katharina Blum, mentre lo spettacolo fa riferimento a diversi casi e controversie reali. Tra questi figurano il caso che coinvolse Heinrich Böll, il caso Monika Weimar e l’uso del termine dispregiativo e inaccurato “omicidi dei döner” per indicare i crimini terroristici dell’NSU.
Lo spettacolo sostiene che i titoli dei giornali possano plasmare la politica, manipolare l’opinione pubblica e trasformare le speculazioni in fatti accettati. Andreas Jahncke interpreta, tra le altre figure, l’amministratore delegato di Springer Mathias Döpfner, usando lacrime di coccodrillo e un entusiasmo affettato per l’arte. Il messaggio centrale è che esistono molte Blum: chiunque possa essere ridotto a una narrazione mediatica può diventarlo. In un esempio comico, anche la rappresentazione della balena Timmy da parte di Léa Zéhaf viene presentata come una sorta di Blum.
Lo spettacolo combina dialoghi pungenti con costumi volutamente imbarazzanti di Prisca Ludwig, tra cui barbe artificiali e frange elaborate. Le sequenze di danza impacciate di Katharina Wiedenhofer sono accompagnate dalla musica disorientante di Thomas Buchenauer. La canzone che dà il titolo allo spettacolo è di Vonliebknecht, la band associata a Bieske e Koenig.
Tuttavia, l’umorismo della produzione non colma le sue lacune strutturali. Gran parte dei circa 90 minuti dello spettacolo è costituita da dossier su casi noti o quasi dimenticati. Errori di valutazione politica, campagne mediatiche, sbagli investigativi e reazioni pubbliche in escalation vengono presentati uno accanto all’altro, talvolta senza un collegamento chiaro.
Le abitudini individuali legate ai media e i social network ricevono poca attenzione. Sebbene i membri immaginari di “Brandungslücken” conducano il pubblico in avanti, lo spettacolo non mette sostanzialmente in discussione il modo in cui gli spettatori partecipano all’ambiente mediatico. Tratta in larga misura gli scandali come se appartenessero a un mondo analogico a senso unico, dominato dai giornali e da titoli a caratteri cubitali.
Questo approccio contrasta con il programma di sala, composto interamente da codici QR, compresi i link a video sugli scandali discussi in scena. L’attenzione dello spettacolo per i media tradizionali lascia quindi aperta la possibilità che il suo esame della violenza dei media abbia bisogno di una seconda parte.
Fonti: FAZ.