Janosch, scrittore, pittore e illustratore che ha creato la Tigre-oca e il loquace Quasselkasper, è morto all’età di 95 anni. La sua opera ne ha fatto una delle figure di riferimento della letteratura per bambini, grazie ad avventure variopinte e a ritratti vividi della solitudine, della delusione e della vulnerabilità infantile.

In libri come “L’auto della pioggia”, Janosch accostava le frustrazioni quotidiane a improvvise fughe nell’immaginazione. Il giovane protagonista, Wasti, è deluso quando riceve un’automobilina di legno invece di quella vera che desiderava. Ma, sotto la pioggia, l’auto di legno diventa più grande e Wasti parte per un’avventura fantastica. La storia riflette un tratto ricorrente dell’opera di Janosch: i confini tra realtà, sogni e magia restano fluidi.

Questa sensibilità verso i bambini che si sentono piccoli o impotenti affondava le radici nella prima infanzia dello stesso Janosch. Nato Horst Eckert, crebbe a Hindenburg, allora in Alta Slesia e oggi Zabrze, in circostanze familiari difficili. A 13 anni cominciò a lavorare per un fabbro. Dopo che la famiglia si trasferì a ovest, trovò lavoro in una fabbrica tessile vicino a Oldenburg.

In seguito Janosch frequentò una scuola tessile a Krefeld e, nel 1955, trascorse un semestre di prova all’Accademia di belle arti di Monaco. I suoi primi lavori spaziavano dalla pittura figurativa e astratta al disegno e al collage. Alla fine sviluppò i propri libri illustrati e realizzò illustrazioni per i testi di altri scrittori, che spesso arricchiva con idee visive caratteristiche.

I suoi personaggi, la Tigre e l’Orso, divennero molto popolari, così come la Tigre-oca. Quel successo portò anche alla comparsa dei personaggi in numerosi prodotti commerciali, mentre i romanzi di Janosch per adulti, basati su esperienze autobiografiche — tra cui “Polski Blues” e “Sacharin im Salat” — ricevettero meno attenzione. A partire dal 1980 circa si dedicò sempre più alla pittura e alla fine si stabilì a Tenerife.

Tra il 2013 e il 2019, Janosch scrisse le rubriche “Wondrak” per Zeit-Magazin. In una di esse rifletté sulla mortalità, scrivendo che attraverso la scrittura si può forse diventare “un po’ immortali”, ma che, alla fine, tutti muoiono. Nel dialogo conclusivo del suo libro su Wondrak, immaginò che il personaggio rinascesse come sé stesso, “ogni volta un po’ migliore”. Janosch è morto martedì.

Fonti: FAZ.