Dopo le violenze verificatesi durante le proteste del 17 ottobre, il governo francese ha chiesto ai quattro principali operatori di telecomunicazioni del Paese di prepararsi a bloccare temporaneamente diverse piattaforme di social media qualora si verificassero nuovi disordini. La misura non è stata adottata il 24 ottobre, ma il fatto che ci si sia preparati segnala che limitare le reti di comunicazione viene preso in considerazione come risposta alle manifestazioni, scrive la sociologa Francesca Musiani in un articolo di opinione su Le Monde.

I sostenitori di un blocco sostengono che i social media possano aiutare le persone a coordinarsi, individuare obiettivi e diffondere appelli all’azione. Musiani afferma però che resta da dimostrare che interrompere l’accesso impedirebbe la violenza senza provocare effetti collaterali significativi. Le stesse piattaforme vengono usate anche per condividere informazioni pratiche, documentare gli interventi della polizia e segnalare situazioni di pericolo.

Un blocco non distinguerebbe tra contenuti illegali e informazioni legittime, né tra persone che pianificano atti di violenza e manifestanti pacifici. Potrebbe inoltre interrompere canali di comunicazione utili alle autorità, ai giornalisti e ai servizi di emergenza, osserva l’articolo.

La Francia ha già bloccato una piattaforma durante disordini. Nel maggio 2024, il governo ha disposto il blocco di TikTok in tutta la Nuova Caledonia, citando il timore che i contenuti potessero intensificare la violenza. Il 1º aprile 2025, il Conseil d’État ha stabilito che un’interruzione totale, priva di una durata definita con precisione e senza valutare opzioni meno restrittive, ledeva in modo sproporzionato la libertà di espressione, di comunicazione e di accesso alle informazioni. Il tribunale ha affermato che andrebbero prese in considerazione alternative, tra cui il blocco di funzionalità specifiche.

Secondo Musiani, la sentenza non rappresenta un’approvazione di blocchi generalizzati delle piattaforme. Mette in luce i limiti delle misure che incidono su tutti gli usi di un servizio, invece di colpire specifiche attività illecite.

Fonti: Le Monde Politique.