Da un cranio mummificato risalente all’VIII secolo a.C. sono stati ottenuti composti associati al genere Aloe, che forniscono la prima prova molecolare della presenza di prodotti derivati dall’aloe in materiali legati all’antica mummificazione egizia. I risultati provengono da uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Marburgo, in Germania, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
Il gruppo ha esaminato 24 oggetti appartenenti a collezioni universitarie e museali, tra cui resti umani mummificati, bende, residui di imbalsamazione e preparati medicinali storici. Nel cranio e in un preparato farmaceutico del XVIII secolo proveniente dall’ex farmacia Löwen di Offenbach am Main, i ricercatori hanno rilevato molecole correlate all’aloina e alle aloesine A e D.
Questi composti indicano la presenza di sostanze derivate da piante di Aloe nei due campioni. Tuttavia, l’analisi non ha permesso di identificare la specie vegetale specifica né di stabilire come fossero preparati in origine i materiali. Poiché i composti correlati all’aloe sono comparsi in soltanto due dei 24 oggetti, i risultati non dimostrano che l’aloe fosse un ingrediente diffuso nelle ricette per l’imbalsamazione.
Per contribuire all’interpretazione dei risultati chimici, i ricercatori hanno studiato 41 fonti scritte sulle pratiche funerarie egizie e sulla storia della farmacia. Hanno preso in esame l’antico termine nḫ-jm.j, attestato in testi del II millennio a.C. Alcune descrizioni delle sue proprietà e dei suoi usi potrebbero indicare l’aloe o un prodotto ottenuto dalla pianta, ma la sua identificazione botanica resta incerta.
Lo studio sottolinea inoltre che, storicamente, la parola «aloe» è stata usata per indicare anche sostanze diverse dalle piante del genere Aloe. Poteva descrivere anche altri materiali vegetali aromatici, tra cui il legno di agar ricavato dagli alberi del genere Aquilaria. I profili molecolari dei campioni, tuttavia, erano compatibili con prodotti derivati dall’Aloe, piuttosto che dal legno di agar.
I risultati potrebbero inoltre contribuire alle ricerche sulla Mumia vera aegyptiaca, una sostanza medicinale usata in Europa nel tardo Medioevo e nella prima età moderna. Questi preparati erano realizzati con materiali prelevati dalle mummie e con sostanze associate all’imbalsamazione, e la loro composizione variava. Sebbene alcune fonti medievali associassero l’aloe a tali rimedi, le nuove prove non dimostrano una trasmissione ininterrotta delle ricette né che i preparatori di rimedi delle epoche successive conoscessero direttamente le pratiche egizie di imbalsamazione.
Usando la metabolomica, i ricercatori hanno confrontato le molecole presenti nella collezione e hanno riscontrato somiglianze chimiche tra una testa mummificata e una polvere catalogata separatamente presso il Museo tedesco della farmacia di Heidelberg. La corrispondenza potrebbe indicare un’origine comune o un legame storico, anche se non prova una provenienza condivisa.
Lo studio ha inoltre analizzato le proprietà biologiche di alcuni preparati medicinali storici. Un estratto della collezione medicinale Wigand di Marburgo ha mostrato un moderato effetto protettivo contro il danno cellulare associato al virus dell’influenza, in colture cellulari di laboratorio. Il principale composto isolato non ha prodotto lo stesso effetto da solo, e gli esperimenti non dimostrano che i rimedi storici prevenissero o curassero l’influenza nelle persone.
Fonti: elDiario.es.