Helen Zille ha fatto delle infrastrutture in deterioramento di Johannesburg un elemento centrale della sua campagna per diventare sindaca della città. In un video ampiamente condiviso, la politica 75enne è entrata in un’enorme buca indossando una muta nera, una cuffia da nuoto rosa e un boccaglio verde. In un’altra trovata, ha percorso una zip line sopra un’altra voragine stradale prima di eseguire una manovra rotatoria in stile township a bordo di una BMW malridotta.
L’ex sindaca di Città del Capo e premier del Capo Occidentale rimane una delle figure più importanti dell’Alleanza Democratica, nonostante si sia dimessa dalla guida del partito nel 2015. Dice che Johannesburg ha bisogno di un’amministrazione competente per fermare anni di declino, corruzione e instabilità politica. La città ha avuto nove sindaci nell’ultimo decennio ed è attualmente governata da una coalizione che coinvolge otto partiti.
Zille promette di smantellare le reti corrotte, contrastare il nepotismo, risanare le finanze della città e ripristinare i servizi municipali di base. Il suo messaggio ha trovato consenso tra gli elettori frustrati dalle condizioni del polo economico del Sudafrica. I sondaggi recenti attribuiscono alla DA poco meno del 30 per cento, davanti ai rivali ma lontana dalla maggioranza.
Questo risultato non garantirebbe a Zille la carica di sindaca. È probabile che i negoziati sulle coalizioni determinino chi governerà Johannesburg, e Zille ha detto che la DA entrerebbe in un simile accordo solo se avesse abbastanza seggi per attuare le proprie decisioni. Ha escluso alleanze con il partito MK dell’ex presidente Jacob Zuma e con gli Economic Freedom Fighters, formazione populista di sinistra.
La campagna ha inoltre messo in evidenza le tensioni razziali e storiche legate a Zille e al suo partito. Sudafricana bianca di origine tedesca, aspira a diventare la prima donna bianca sindaca di Johannesburg. I critici hanno da tempo descritto la DA come un partito che rappresenta principalmente gli interessi dei bianchi, un’immagine che Zille ha ripetutamente cercato di superare.
In passato il partito ha promosso leader neri tra cui Mmusi Maimane e Lindiwe Mazibuko, ma entrambi hanno infine lasciato gli incarichi di vertice. Anche un tentativo di alleanza con l’attivista anti-apartheid Mamphela Ramphele è fallito dopo appena tre giorni. Queste battute d’arresto hanno rafforzato i dubbi sulla capacità della DA di ampliare il proprio sostegno tra gli elettori neri.
Il profilo politico di Zille si è formato durante l’epoca dell’apartheid. Prima di entrare in politica, lavorava come giornalista e indagò sulla morte di Steve Biko. I suoi servizi misero in discussione la versione del governo secondo cui Biko era morto durante uno sciopero della fame, documentando prove del fatto che aveva riportato ferite alla testa dopo essere stato torturato dalla polizia.
I suoi oppositori un tempo la soprannominarono “Godzille”, richiamando il mostro cinematografico come insulto politico. L’etichetta rifletteva anche il rispetto e la paura che suscita in alcuni settori dell’establishment politico nero sudafricano. Per l’African National Congress, che governa a livello nazionale dal 1994, perdere Johannesburg a favore del suo storico rivale bianco rappresenterebbe un altro grave colpo. L’ANC non è riuscito a presentare un candidato alla carica di sindaco, lasciando l’immagine del presidente Cyril Ramaphosa sui manifesti elettorali del partito.
Anche un dibattito programmato tra Zille e l’ex sindaco di Johannesburg Herman Mashaba si è trasformato in un’apparizione solitaria dopo che Mashaba si è ritirato all’ultimo momento. Zille ha risposto su X che una campagna non poteva essere condotta “barricati dietro una tastiera”.
Con l’avvicinarsi del giorno delle elezioni, l’attenzione si sta spostando dalle spettacolari trovate della campagna sui social media. Zille cerca il sostegno dei non votanti, degli elettori dei partiti minori e dei residenti esausti per le ripetute dispute sulle coalizioni. Durante un recente comizio, ha esortato gli elettori a sostenere la DA anche se non apprezzavano il partito o la sua candidata, sostenendo che Johannesburg—e in definitiva il Sudafrica—dovesse essere salvata.
Fonti: FAZ.