L’Agenzia delle Entrate spagnola ha comunicato all’Audiencia Nacional che le società utilizzate da una presunta rete di frode sull’IVA nel settore dei carburanti hanno trasferito parte dell’imposta non versata tramite presunti contratti di consulenza. Secondo il rapporto dell’Agenzia, i pagamenti rappresentavano l’11% dell’IVA presumibilmente evasa e venivano effettuati tramite società intermediarie, soprattutto sotto forma di commissioni sulle vendite.

Il rapporto stima che la presunta frode, attribuita a una rete guidata dall’imprenditore Víctor de Aldama e dal suo socio Claudio Rivas, sia ammontata a 181 milioni di euro tra il 2022 e il 2024. Su questa base, la quota dell’11% rappresenterebbe circa 20 milioni di euro. L’indagine riguarda l’utilizzo dell’operatore di carburanti Villafuel.

Secondo il rapporto, gli accordi di consulenza venivano stipulati principalmente con società con sede in Portogallo. Alcune di queste imprese hanno successivamente riportato fondi in Spagna attraverso investimenti. Lo scopo dichiarato, afferma il rapporto, era trasferire altrove i proventi e rendere più difficile rintracciare i fondi presumibilmente sottratti. Il rapporto segnala inoltre trasferimenti verso la Cina e afferma che tali movimenti potrebbero indicare un tentativo di svuotare le società coinvolte nella rete e ostacolare il recupero del denaro.

Il rapporto descrive un modello più ampio che coinvolge sette società intermediarie. Afferma che il 21% dell’IVA presumibilmente non versata è stato trasferito in due modi: l’11% attraverso i presunti accordi di consulenza e un ulteriore 10% per ridurre i prezzi praticati ai clienti finali. Secondo il rapporto, questi prezzi più bassi hanno conferito alle società un vantaggio competitivo sul mercato dei carburanti.

L’Agenzia delle Entrate afferma inoltre che alcuni profitti sono stati trasferiti su conti bancari, anche all’estero, e che parte del denaro è poi rientrata in Spagna attraverso investimenti immobiliari e commerciali, nonché spese private. Indica Aldama e Rivas come beneficiari e sostiene che la condotta potrebbe costituire occultamento di beni e riciclaggio di denaro.

Il rapporto descrive inoltre Villafuel e le sette società intermediarie come imprese dotate di amministratori nominali che avrebbero agito da prestanome, nascondendo chi controllava e gestiva le attività. Afferma che le società disponevano di infrastrutture aziendali ridotte, avevano una breve attività operativa e capitali limitati, e condividevano reti commerciali e clienti. Secondo l’Agenzia, la struttura si basava sul trattenimento dell’IVA per abbassare i prezzi ed estromettere dal mercato i concorrenti in regola.

Un rapporto separato dell’Unità operativa centrale della Guardia Civil, reso pubblico a fine settembre, quantificava in 78,3 milioni di euro i trasferimenti da conti bancari spagnoli a conti intestati a società portoghesi. I trasferimenti erano stati effettuati da Villafuel, al centro dell’indagine sul settore dei carburanti.

Fonti: elDiario.es.