Il Senato italiano ha dato l’approvazione definitiva a una riforma dell’industria cinematografica e audiovisiva, adottando il testo senza modifiche rispetto alla versione approvata dalla Camera dei deputati. Il disegno di legge è passato senza voti contrari né astensioni, in una rara manifestazione di accordo bipartisan. I registi Pupi e Antonio Avati hanno assistito dai posti riservati al pubblico e hanno applaudito.

La riforma prevede un Forum destinato a sostituire il Consiglio superiore per il cinema e l’audiovisivo e un’Agenzia che assumerà le funzioni operative attualmente svolte dal Ministero della Cultura. L’Agenzia avrà autonomia organizzativa, finanziaria e gestionale, mentre l’indirizzo politico, la supervisione strategica e l’attività ispettiva resteranno al di fuori delle sue competenze.

Le associazioni che rappresentano autori, registi e sceneggiatori si sono dette «perplesse» dopo che tutti gli emendamenti sono stati ritirati e trasformati in ordini del giorno accolti dal governo, consentendo l’approvazione del disegno di legge senza modifiche. I gruppi, ora riuniti in un organismo di coordinamento, hanno affermato che il processo ha lasciato irrisolte questioni fondamentali e sostenuto che una legge organica sul sistema dovrebbe rispecchiare una visione condivisa del cinema italiano, anziché rinviare le questioni ancora aperte a provvedimenti successivi.

In base alla legge, il governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi entro due anni per riformare e riorganizzare il settore. Si prevede che i provvedimenti istituiscano un Polo nazionale del cinema e dell’audiovisivo, che includerà Cinecittà e il Centro sperimentale di cinematografia, introducano una programmazione triennale e fissino almeno due periodi annuali per l’erogazione dei contributi. Si occuperanno inoltre della gestione del fondo per gli investimenti nel cinema, della supervisione dei crediti d’imposta, degli incentivi per le sale cinematografiche, del sostegno alla produzione indipendente e del welfare del settore. La delega comprende piani per una commissione incaricata di valutare le opere e i progetti che richiedono sostegno al Fondo per il cinema.

La sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha dichiarato che il governo avrebbe lavorato affinché la legge non frenasse il settore e i decreti attuativi fossero predisposti il più rapidamente possibile. La riforma delega inoltre al governo una revisione più ampia del sostegno finanziario pubblico, con l’obiettivo di bilanciare gli aiuti automatici e selettivi, gli incentivi fiscali e i contributi.

Diversi parlamentari hanno accolto con favore l’accordo trasversale ai partiti. La senatrice del Partito Democratico Cecilia D’Elia ha dichiarato che il suo partito avrebbe continuato a insistere affinché le preoccupazioni del settore fossero affrontate durante l’attuazione. Il Movimento 5 Stelle ha definito la legge un primo passo importante per il cinema italiano, mentre Italia-viva/">Italia Viva ha affermato che rafforzava una delle più note eccellenze italiane all’estero. Anche il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone ha elogiato il Parlamento per aver superato le divisioni ideologiche, e il democratico Francesco Boccia ha esortato i parlamentari a mantenere un approccio unitario durante l’attuazione, le decisioni sui finanziamenti e le consultazioni con i professionisti del settore.

Fonti: ANSA Politica.