La capacità del Brasile di superare crisi politiche ed economiche non ha garantito istituzioni solide, sostiene il politologo Marcus Melo. In un articolo di opinione, afferma che il Paese è caduto nella trappola della «democrazia di media qualità»: un sistema in grado di preservare il regime democratico, ma incapace di impedire a chi è al potere di appropriarsi delle sue istituzioni.
Melo ricorda le prime preoccupazioni secondo cui il Brasile sarebbe stato ingovernabile dopo il ritorno alla democrazia. Si riteneva che la frammentazione dei partiti, i poteri limitati dei presidenti e l’influenza dei governatori avrebbero ostacolato le riforme e la stabilizzazione economica. Eppure, governi presidenziali multipartitici approvarono riforme difficili, riuscirono a tenere sotto controllo l’iperinflazione e gestirono pacificamente il trasferimento del potere del 2002. Anche il processo del Mensalão dimostrò che i membri di un partito ancora al governo potevano essere chiamati a rispondere delle proprie azioni, alimentando le speranze di un graduale apprendimento istituzionale.
Melo individua un parallelo nell’analisi della corruzione di Simon Schwartzman, pubblicata su O Estado de S. Paulo il 9 ottobre. L’argomentazione di Schwartzman, così come la presenta Melo, è che la corruzione diventa patologica quando smette di essere considerata una violazione punibile e diventa invece un principio organizzatore della politica. In un sistema funzionante possono verificarsi illeciti, ma la stampa può portarli alla luce, gli inquirenti possono perseguirli e i tribunali possono imporre conseguenze.
Melo scrive che gli scandali possono quindi raccontare due storie allo stesso tempo. Il fatto che vengano alla luce può dimostrare che giornalisti, inquirenti e alcune parti dello Stato continuano a svolgere il proprio lavoro, mentre i dettagli rivelano quanto profondamente le istituzioni siano state catturate. La sola esistenza di uno scandalo non prova che il sistema abbia smesso di reagire; la questione cruciale è se tale reazione continui a funzionare.
Melo afferma che il Brasile ha oltrepassato una linea rossa e individua nella magistratura la preoccupazione centrale. La legittimità della magistratura dipende dalla sua indipendenza dagli altri rami del governo e dagli interessi privati, sostiene. Tuttavia, le tutele pensate per proteggere l’istituzione possono trasformarsi in uno scudo per i suoi membri. In tal caso, l’indipendenza giudiziaria rischia di diventare immunità dalla responsabilità e dagli abusi sistemici.
Sostiene inoltre che la rivalità ideologica non può spiegare il declino: la corruzione viene condannata quando coinvolge gli avversari, ma considerata meno grave quando riguarda gli alleati. Melo avverte che l’indignazione pubblica e le sanzioni elettorali potrebbero non bastare, da sole, a smantellare i meccanismi di cattura istituzionale. La democrazia può sopravvivere pur essendo profondamente degradata, conclude, lasciando il Brasile governabile solo in senso limitato e vulnerabile alla cleptocrazia e agli abusi di potere.
Fonti: Folha Poder.