Una tendenza dei social media nota come “Studymaxxing” presenta l’apprendimento come un esercizio di ottimizzazione costante. I video promuovono sessioni di studio accuratamente cronometrate, pause dedicate al movimento e persino quantità fisse di tempo settimanale da trascorrere con amici e familiari. Un video su Instagram con più di 60.000 “Mi piace” promette voti migliori studiando meno, mentre un altro sostiene che uno strumento di intelligenza artificiale possa aiutare gli studenti a ottenere i voti più alti riassumendo il materiale e organizzandolo in schede didattiche.
La tendenza segue la più ampia cultura del “maxxing” sui social media, che in precedenza si era concentrata su sforzi estremi per ottimizzare l’aspetto o altri tratti personali. Nel caso dello Studymaxxing, gli influencer combinano consigli sulla produttività con servizi di intelligenza artificiale e suggeriscono che il sistema giusto possa rendere il successo accademico quasi prevedibile.
Martina Mörth, specialista di psicologia presso la Società tedesca di didattica dell’istruzione superiore, afferma che il desiderio di ottenere buoni risultati con uno sforzo limitato non è nuovo. David Lohner, direttore generale dell’organizzazione, aggiunge che molti esami attribuiscono ancora grande importanza alla memorizzazione. Ciò può incoraggiare il “cramming”, cioè lo studio intensivo con cui gli studenti assimilano informazioni poco prima di un esame e le riproducono senza conservarle a lungo termine.
Secondo Lohner, l’istruzione superiore dovrebbe invece aiutare gli studenti ad acquisire conoscenze a cui possano accedere anche al di là di un singolo esame. Ritiene positivo che gli studenti riflettano sul modo in cui imparano, sebbene alcuni consigli online siano presentati in una forma inutilmente estrema.
Un esempio consiglia agli studenti di raffreddare la stanza e fissare una parete vuota per dieci o trenta minuti prima di studiare. Mörth afferma che prepararsi mentalmente e creare un’atmosfera concentrata può essere utile, ma che una breve passeggiata all’aperto o un breve esercizio di stretching possono essere sufficienti. Un’altra tecnica comunemente promossa è la spaziatura: studiare in sessioni più brevi e ripetere il materiale a intervalli. Lohner considera questo un approccio valido perché le nuove conoscenze hanno bisogno di revisioni regolari, ma respinge l’idea che un metodo funzioni per tutti.
Gli esperti sono più cauti riguardo all’uso degli strumenti di intelligenza artificiale. Chiedere a un chatbot informazioni su un argomento può creare l’impressione che il materiale sia stato compreso, afferma Mörth, anche quando l’utente ha soltanto letto una spiegazione. Invece di richiedere risposte già pronte, gli studenti potrebbero chiedere all’intelligenza artificiale di generare domande o esercizi sull’argomento. Tuttavia, usare i chatbot in modo realmente utile richiede autoregolazione e conoscenza delle strategie di apprendimento.
Anche Lohner avverte che le risposte generate dall’intelligenza artificiale possono mescolare risultati scientifici consolidati e miti. Inoltre, gli interessi commerciali alla base dei consigli sui social media non sono sempre chiari. Un influencer che promette i voti più alti pubblicizza uno strumento di intelligenza artificiale la cui versione premium costa 249 dollari al mese, un prezzo difficile da permettere per molti studenti.
Il ricercatore sui giovani Simon Schnetzer ritiene che la popolarità di questi video possa riflettere una reazione alla costante distrazione digitale. Gli smartphone sono sempre presenti e molti giovani affermano di voler trascorrere meno tempo su di essi. Alcuni cercano quindi soluzioni sugli stessi dispositivi che contribuiscono al problema. Gli influencer dello studio spesso combinano consigli sull’apprendimento con video dedicati alla riduzione dell’uso dello smartphone o al superamento della dipendenza dal telefono.
L’immagine idealizzata dello studio online può inoltre creare pressione. Gli studenti possono avere la sensazione che tutti gli altri ottengano risultati migliori perché non seguono le stesse routine, afferma Schnetzer. Anche Mörth mette in guardia dal lasciarsi guidare costantemente dall’efficienza. È più importante capire quando si ha la capacità di studiare e quando invece non la si ha.
La ricerca della concentrazione non dovrebbe essere confusa con il rendere l’apprendimento privo di sforzo. Il concetto di “difficoltà desiderabili”, associato allo psicologo americano Robert Bjork, descrive come le sfide che sembrano impegnative possano aiutare a mantenere più a lungo l’accessibilità delle conoscenze. Le schede didattiche, per esempio, possono sostenere questo tipo di rievocazione attiva, sia che vengano utilizzate in formato digitale sia su carta.
Per Lohner, l’obiettivo centrale dovrebbe rimanere la comprensione di una materia e la capacità di applicarla, invece del semplice conseguimento di un buon voto. Gli strumenti di intelligenza artificiale possono avere un ruolo in questo processo, a condizione che servano l’apprendimento invece di sostituirlo.
Fonti: FAZ.